19 luglio 1985: 35 anni dal disastro della miniera di Prestavèl (Val di Fiemme, TN), che causò 268 morti.

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AUTRICE

Laura Busato

CATEGORIA

Geologia

POSTATO IL

19 luglio 2020

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19 luglio 1985, ore ‪12:55‬. Venerdì. Quando pensiamo a un disastro ambientale parlando di montagna, il primo pensiero è sempre il Vajont (o, meglio, lo è per chi come me è nato e cresciuto nel Nordest e le Dolomiti le frequenta da sempre).

Il disastro della Val di Stava

Meno noto, anzi quasi sconosciuto, è il disastro della Val di Stava, nel comune di Tesero (TN). 35 anni fa, nel pieno della stagione estiva, 180 mila metri cubi di acqua e fango si riversarono con una velocità che raggiunse i 90 km/h in questa piccola valle in destra Avisio, nel mezzo della Val di Fiemme.

In poco più di 3 minuti, la massa coprì una distanza di circa 3 km, distruggendo 53 case, 3 alberghi, 6 capannoni e 8 ponti, oltre allo sradicamento di alberi e all’erosione di parte dei versanti. E causando 268 morti: tutti, tranne una, deceduti sul colpo. Gli unici superstiti erano coloro i quali in quel momento non si trovavano in paese o in albergo.

Cosa causò il disastro di Val Stava?

In cima alla Val di Stava c’era un’importante miniera, nota come “miniera di Prestavèl”. Conosciuta dal 1500, veniva utilizzata per estrarre galena argentifera (un minerale di zolfo e piombo) e, dal 1934, per la fluorite, un minerale utilizzato per produrre fluoro e lenti di qualità.

La fluorite si estrae per flottazione, un processo che consente di separare, grazie a molta acqua e gas, il minerale utile da ciò che lo circonda e che non ha rilevanza economica. Per questo, nel 1961, venne costruito a Prestavèl un impianto con annessi due bacini di decantazione, delle enormi vasche dove i fanghi di scarto venivano, appunto, fatti decantare.

E furono proprio questi due enormi bacini a crollare. Per usare le parole della Commissione d’Inchiesta:

“L’impianto è crollato essenzialmente perché progettato, costruito e gestito in modo da non offrire quei margini di sicurezza che la società civile si attende da opere che possono mettere a repentaglio l’esistenza di intere comunità umane”.

I condannati per disastro colposo e omicidio colposo plurimo furono 10, ma nessuno di loro scontò la pena detentiva. I risarcimenti, pari a 132 milioni di €, furono a carico delle società coinvolte, tra le quali Montedison, Prealpi Mineraria e la Provincia.

Ulteriori informazioni sul disastro della Val di Stava sono disponibili sul sito della Fondazione Stava 1985.